Il mondo dei corsari e dei galeoni è da sempre largamente presente nella produzione artistica di Luciano Bottaro. Non a caso la sua prima creatura a due dimensioni è appunto un bucaniere, Aroldo (1949): nelle sue pazze avventure ci sono in nuce tutti i temi sui quali il futuro Maestro si divertirà ad arpeggiare e soprattutto è già ben evidente la vena surrealista tipica di molta della sterminata opera bottariana.
Anche Tim (1951), mozzo su una nave pirata, si muove nella stessa sfera: con lui può considerarsi conclusa la fase gestatoria che precede la nascita del più famoso dei personaggi marinareschi di Bottaro, anzi del più famoso tout-court.

uno dei tanti volumi dedicati a Pepito


uno dei tanti volumi dedicati a Pepito

Il riferimento è naturalmente a Pepito, il simpatico piccolo corsaro che ancor oggi diverte con le sue avventure un pubblico di tutte le età. Comandante di una ciurma di scalcinati ma risoluti corsari, Pepito è un giovane e intraprendente pirata, molto astuto e intelligente, in perenne lotta con Sua Ventripotenza Hernandez de la Banane, tiranno malvagio e ottuso della colonia spagnola di Las Ananas. Questo – tutto sommato – simpatico villain bottariano, alla perenne ricerca di modi per tassare i suoi sudditi e spalleggiato dal professor Scartoff, strampalato inventore al servizio, diventerà negli anni il vero protagonista della serie.

La prima storia di Pepito (che inizialmente avrebbe dovuto chiamarsi “Pepito Corsaro Blu”) e del suo allegro mondo compare sul numero d’aprile del 1952 del mensile Cucciolo, mentre il secondo viene pubblicato qualche mese più tardi, sulla collana Gaie Fantasie: entrambi i periodici appartengono alle Edizioni Alpe, diretta da Giuseppe Caregaro che in un primo tempo non crede alla possibilità di dedicare al nuovo character una collana tutta sua.

La prima copertina di Pépito Géant


La prima copertina di Pépito Géant

Anzi, durante il servizio militare svolto a Orvieto, il personaggio viene addirittura ceduto a insaputa del suo creatore alla parigina Sagédition, di Victor Broussard che, più convinto del suo collega italiano, a partire dal giugno 1954 varerà un mensile intitolato proprio Pépito. La serie va avanti per qualche tempo con storie realizzate da Carlo Cossio (l’autore di Dick Fulmine), finché l’anno successivo, dopo che l’editore avrà regolato i diritti con Bottaro, nel frattempo accortosi dell’indebito contratto, viene ripresa proprio dal Maestro di Rapallo che avrà carta bianca nello sviluppo delle storie e dei personaggi. Non solo, ma contemporaneamente Giuseppe Caregaro si lascia finalmente convincere a varare anche la testata italiana che, però, si arenerà dopo soli diciotto numeri (dal luglio 1955 al dicembre 1956).

In Francia, invece, il simpatico corsaro conosce un grande e immediato successo, tanto che le sue avventure (molte delle quali destinate esclusivamente a questo mercato) andranno avanti per moltissimi anni (fino al 1972), pubblicate anche su album, testate bimestrali e pubblicazioni di vario genere; il lavoro è tanto (secondo Harry Morgan sarebbero state prodotte complessivamente tremila tavole destinate agli albi tascabili e duemila a quelli di grande formato), ragion per cui, per far fronte agli impegni, Luciano Bottaro si avvale dell’aiuto di altri colleghi, come Guido Scala, Giorgio Rebuffi, Franco Aloisi, Raymond Maric, Ferdinando Fusco, Lellbach, Luciano Capitanio e un giovanissimo Giorgio Cavazzano, quasi sempre con ottimi risultati grazie anche alla sua supervisione.

un pupazzo-gadget raffigurante Pepito


un pupazzo-gadget
raffigurante Pepito

Pepito diventa così popolare che nascono addirittura i primi tentativi assoluti di gadget legati a un personaggio dei fumetti: compaiono così portachiavi, dischi, trasferelli, pupazzetti, una maschera di Carnevale, palloni, addirittura un formaggio, e molti altri oggetti con l’effige del simpatico pirata. La fama e l’affetto dell’esigente pubblico transalpino nei suoi confronti e in quelli del suo creatore attraversano gli anni per arrivare pressoché intatti (almeno nelle generazioni meno giovani) fino ai giorni nostri, nonostante le sue storie non vengano più stampate da diverso tempo: l’artista ligure è stato infatti da sempre considerato oltralpe uno dei massimi autori del Novecento. Basta vedere quante pubblicazioni, mostre, associazioni e siti internet dedicati a lui e a molte sue creazioni, Pepito in primis, gli sono state dedicate durante la sua carriera.

Non è poi naturalmente solo la Francia ad apprezzare le vicende del giovane corsaro. Un elenco completo dei paesi in cui sono state tradotte non è mai stato stilato, ma in ordine sparso si possono ricordare l’Australia, il Sud Africa, il Messico, l’Argentina (in spagnolo Pepito è conosciuto come Capitan Corchito), il Brasile, alcuni paesi di lingua araba, la Grecia, la Germania, la Spagna, il Portogallo, la ex Jugoslavia (molte volte con vere e proprie edizioni pirata): senza dubbio il maggior successo del fumetto comico italiano all’estero.

Ad una così vasta platea internazionale non fa riscontro un’analoga popolarità nel nostro paese: nonostante la breve esperienza come testata autonoma presso l’Alpe (dal luglio 1955 al dicembre 1956), il piccolo Capitano sarà comunque per anni personaggio di punta anche di altre case editrici, come le Edizioni Cenisio (1975) e le Edizioni Bianconi (1986). Purtroppo, con la loro chiusura, non è facile ritrovare le pubblicazioni originali, poiché gli archivi sono stati spesso eliminati, ma ci si può consolare rivolgendosi al mercato specializzato, alle ristampe che appaiono a vario titolo e in diverse occasioni e soprattutto seguendo le avventure che continuano a essere pubblicate ai nostri giorni! Negli ultimi anni della vita di Luciano Bottaro, Pepito è stato pubblicato ancora dalle Edizioni Paoline sulle pagine del settimanale Il Giornalino, che gli ha dedicato anche un fascicolo fuori collana.

una tipica ambientazione delle avventure di Pepito


una tipica ambientazione delle avventure di Pepito

Una curiosità: a Pepito è stata dedicata in Francia una nutrita serie di francobolli chiudilettera, che l’autore si è visto un giorno del 1996 recapitare appiccicati su un grosso plico proveniente dall’Aube. Accanto al nostro Corsaro è stata così immortalata tutta la banda del veliero Cetriolitas: la graziosa Lolita, il secondo Uncino, il Nostromo Ventinpoppa, inveterato amatore dell’alcool e della pipa, il suo colto cugino Nasello, i marinai Merluzzo e Stoccafisso, l’arzilla Nonna del Corsaro Nero e l’irresistibile pappagallo di bordo, Beccodiferro. E naturalmente la schiera degli avversari e dei nemici, da Sua Ventripotenza il Governatore di Las Ananas, Hernandez de La Banane, ai suoi collaboratori La Faina e Don Libro di Cassa Y Conto, al pirata Schiacciasassi e a tutti gli altri character dell’allegro mondo caraibico: i professori-rivali Scartoff e Telefunken, Don Porfirio Rompiglion, Debath O’ Lavoir, l’ammiraglio comandante della flotta di Las Ananas, la ricchissima Marchesa Pilar del Pilor… Una collezione, questa dei francobolli francesi, assolutamente unica nel suo genere.

il logo di Pepito


il logo di Pepito

Non rimane, a questo punto, che imbarcarci sulla Cetriolitas e far vela nel divertente universo popolato da simpatici filibustieri, magari alla volta della magica Isola delle Sorprese, con i suoi Moais e le sue grotte immense, a 24° e 12′ di latitudine N e 74° e 48′ di longitudine W, giusto al limite del Mar dei Sargassi. In pieno Triangolo delle Bermude, insomma.