Nell'autunno
del 1949 Luciano Bottaro decide di
consacrarsi interamente al fumetto. È già
qualche tempo che il giovane rapallese collabora allo "Scolaro",

un
settimanale genovese fondato nel 1912 a vocazione educativa e,
quindi, destinato agli alunni delle scuole elementari. Un periodico
che, nel dopoguerra, diventerà la palestra di grandi disegnatori
del calibro di Giovan Battista Carpi, Franco Aloisi, Giulio Chiechini,
oltre, naturalmente, al nostro, artisti che, seppur alle prime
armi, segneranno una svolta di qualità nella produzione
del settimanale.
La pubblicazione su di esso di alcune illustrazioni e di qualche
vignetta umoristica convince il giovane talento a percorrere la
strada del disegno a tempo pieno, cosicché decide di proporre
all'editore De Leo una serie originale ambientata in un improbabile
Mar dei Caraibi, il cui protagonista è un bucaniere (il
primo di una lista infinita!), Aroldo, circondato da una folta
schiera di comprimari e coprotagonisti (come il pirata Nerone).
Ottenuto il via libera, nell'anno successivo il futuro Maestro
sceneggia e disegna diversi episodi che, una volta sottoposti
al giudizio di De Leo, vengono però bocciati: a suo avviso
quel genere di storie, così surreali, risulta non pubblicabile.

All'inizio del 1951 l'editore sembra però ripensarci e
invita Bottaro a riprendere il vecchio progetto, proponendogli
contestualmente un contratto (in realtà firmato dal padre,
in quanto per la legge dell'epoca è ancora minorenne) per
le prime dodici storie precedentemente terminate. Ma il simpatico
bucaniere non ha evidentemente fortuna e De Leo, per ragioni abbastanza
misteriose, decide di abbandonare in via definitiva un progetto
che poteva contare su diversi episodi già pronti per essere
pubblicati. Le traversie di Aroldo hanno fortunatamente termine
nel 1954, quando l'
Arcobaleno, una casa editrice
milanese, pubblica finalmente le avventure del nuovo personaggio
in tre spessi volumi, mentre in Francia, più o meno contemporaneamente,
viene tradotto dalle edizioni lionesi
Mouchotte.
Evoluzione del giovanile Barone di Mustakenbaffen, uno dei suoi
primissimi lavori, e anticipazione grafica, seppur ancora immatura,
del suo corsaro più famoso, Pepito, Aroldo il Bucaniere
è un

pirata
che affronta avventure incredibili, surreali e impossibili senza
che lui si scuota minimamente o si meravigli più di tanto:
s'innamora di una bionda sirena, parla con Nettuno, respira sott'acqua
senza problemi, e così via, senza che tutto questo sconvolga
la sua vita e le sue certezze.
Probabilmente ispirato alla produzione del grande artista americano
Milt Gross, Aroldo il Bucaniere ci appare oggi, pur con i limiti
suggeriti da un'opera così giovanile, molto in anticipo
nei tempi: una serie che mescoli l'avventura con l'umorismo, la
fantasia con la realtà, il tutto in un'ambientazione di
sfrenato surrealismo, è davvero qualcosa che non si era
mai visto fin ad allora. Ma se all'epoca non è stata capita
appieno la sua carica fortemente innovativa (più concettuale
che grafica), oggi possiamo dire con tranquillità che il
messaggio del simpatico pirata ha trovato negli anni a venire
la giustizia che meritava nella superlativa produzione del suo
autore. Non sono pochi, infatti, i character bottariani che devono
molto a questo personaggio, non solo per quanto riguarda l'ambientazione,
ma anche e soprattutto per il surrealismo (mai slegato dalla realtà)
che permea tutte le sue storie.