3 - Un papero,
l'Ombra e Margherita
Questo era dunque il materiale, stratificatosi a costituire
il Mito, a cui Bottaro cominciò a pensare già
nel 1947 (9)
.
Si proponeva allora di realizzare una versione a fumetti del
"Faust" in stile verista, ispirata a quella di Pedrocchi
e Albertarelli del 1941 (figura 4, a sinistra). E, molto probabilmente,
il protagonista del suo "Faust" era ben lontano dalle
fattezze anatrine che avrebbe assunto nel 1958. Il destino,
però, avrebbe deciso altrimenti. Cominciata la collaborazione
con "Topolino" nel 1951-1952 e pubblicata la sua prima
Grande Parodia ("Paperin di Tarascona" 10)
nel 1957, il tempo era ormai maturo per ritornare al mito di
Faust così come Goethe ce lo ha consegnato: la storia
di un uomo, forse buono, che si volge al male per ottenere ciò
che più di tutto desidera al mondo: la giovinezza, l’amore
e la conoscenza dei segreti della vita.
Come calare questo materiale complesso ed 'adulto' nel mondo
Disney? Come far recitare a dei paperi, senza snaturarla, la
vicenda dell’uomo che vende la sua anima al diavolo, in
cambio di una conoscenza ed un potere senza confini?
La sfida era difficile, molto difficile.
Il
risultato ottenuto da Bottaro , però, con il contributo
di Carlo Chendi alla sceneggiatura, è di una felicità
artistica tale da fare del "Paperus" una delle storie
Disney più famose.
La vicenda si apre con Paperino e i tre nipotini che riordinano
la soffitta, scoprendo per caso il ritratto di un vecchio papero
dalla lunga barba bianca. Chi sarà mai?
'Togli il cappello in segno di rispetto – ordina Paperino
– quando parli del più illustre dei nostri avi'
– e comincia così a raccontare la storia del papero,
l’Ombra e Margherita.
Il Dottor Paperus è uno scienziato famoso che cerca,
da lunghi anni, di realizzare il Siero di Lunga Pace. Ma è
ormai molto anziano e teme di non fare in tempo ad ultimare
la ricerca (11).
Il Dottor Paperus desidera particolarmente riportare la pace
tra i due feudi confinanti del Duca de' Paperoni e della Masnada
de' Bassotti, in guerra da anni. Ma la sua opera è ostacolata
dalle forze del male, che hanno inviato un diavolo (Mefistofele)
col preciso incarico di far riprendere la guerra.
Mefistofele concepisce un piano astuto per liberarsi di Paperus,
impedirgli di realizzare il siero e rinfocolare la guerra. Offre
a Paperus la giovinezza, apparentemente con l’intento
di fornirgli il tempo necessario per coronare la sua ricerca.
Il prezzo della giovinezza sarà, ovviamente, l’anima
di Paperus e l’impegno ad arruolarsi in uno dei due eserciti
per condurlo alla vittoria. Divenuto combattente, Paperus non
potrà certo continuare il suo lavoro. Allo stesso tempo,
Mefistofele organizza, insieme alla fattucchiera Nocciola, il
rapimento di Margherita, nipote del Duca de’ Paperoni,
incolpandone i Bassotti.
Con l’aiuto di Nocciola, Mefistofele restituisce a Paperus
la giovinezza e questi tiene fede all’impegno di andare
ad arruolarsi. Ma Paperus è ringiovanito solo nel corpo,
perché la sua testa è sempre quella di un vecchio
scienziato distratto. Il tutto con esiti estremamente comici.
Fra rapimenti di belle fanciulle, tornei cavallereschi, battaglie
di eserciti e lotte col diavolo, Paperus riuscirà a sconfiggere
Mefistofele e a riportare la pace fra i feudi ma non potrà
godere del suo trionfo, né sposare la bella Margherita,
come promessogli.
Trascinato
all’inferno, davanti a Satana, gli sarà tolta la
giovinezza e verrà rispedito sulla terra con 'i mezzi
più lenti che l’inferno possiede'.
Ritornato finalmente a casa, dopo un anno, troverà i
suoi meriti disconosciuti e la bella Margherita sposa del solito
fortunato Conte Gastone.
Sono molti i motivi che fanno del Paperus una storia eccezionale:
dalla fedeltà alle fonti del mito, al perfetto equilibrio
tra avventura, umorismo e tensione, alla magia di un disegno
che questa storia consacra definitivamente come quello di un
grande maestro.
Passati quarant’anni, e tante esperienze, Bottaro torna,
per così dire, sul luogo del delitto e ci offre il seguito
del "Dottor Paperus" ("Paperino e il seguito
della storia", 2000). Evidenziando così, ancora
di più, l’affinità con Goethe, che lavorò
al "Faust" quasi tutta la vita, fornendone versioni
diverse a distanza di anni. Comunque quarant’anni non
sono passati invano e la storia del papero, l’Ombra e
Margherita è ora un film in videocassetta, che i nipotini
guardano con ossessiva frequenza. Svegliato in piena notte da
un televisore dal volume
troppo alto, che ripete le minacciose parole di Mefistofele,
Paperino scopre i nipotini nella solita soffitta. Stavolta alle
prese con un antico manoscritto che, guarda caso, racconta 'il
seguito della storia'.
Sono passati più di dieci anni e nessuno vuol credere
al vecchio Paperus che, ritornato dall’inferno, sostiene
di essere lui il misterioso cavaliere che pacificò i
feudi in guerra sconfiggendo le forze del male. Nello stesso
momento all’inferno scoprono che i feudi vivono da anni
in pace. Così Mefistofele è richiamato in servizio
da dove era 'parcheggiato' in punizione, 'immerso per anni dieci
nella lava ardente e poi trasferito in ghiacciaia per l’eternità'.
Non potrà però recarsi sulla terra e dovrà
quindi servirsi della fattucchiera Nocciola.
Viene così architettato un piano che coinvolgerà
nuovamente il Dottor Paperus, stavolta irretito, oltre che dalla
solita giovinezza, da una bellissima dark lady papera, che altri
non è che Nocciola, trasfigurata da un incantesimo (figura
6, sopra a sinistra).
Il giovane Paperus dovrà rubare tutto il denaro del duca
Paperone, facendo poi ricadere la colpa sui Bassotti e scatenando
così nuovamente la guerra. Per far ciò utilizzerà
una magia che viene dritta dritta dal futuro di Nocciola e dal
passato dell’autore. Bottaro , infatti, recupera qui una
famosa gag, quella dell’aspirapolvere che risucchia tutto
il denaro di Paperone, da "Paperino e l’aspirapolvere
fatato" (1956) (12).
Paperus, al posto dell’aspirapolvere, userà
un supersacco che obbedisce al suono di un flauto. Ancora una
volta, però, le cose non andranno per il verso giusto
per il povero Paperus ed il conte Gastone sarà l’unico
a guadagnarci.
Con questa storia Bottaro realizza una operazione simile a quelle
di Don Rosa (13).
In
un mondo in cui non c’è nessun rapporto temporale
tra una storia e la successiva (la continuity), Bottaro ci racconta
quel che è successo dopo e, allo stesso tempo, ci offre
la chiave per comprendere il presente così come lo conosciamo.
Prima di tornare in ghiacciaia, Mefistofele ottiene da Satana
la possibilità di vendicarsi di Nocciola, distruggendole
la casa e abbattendola con un razzo, mentre fugge a cavallo
della sua scopa. Nocciola precipita su un menestrello che si
rifiuta categoricamente di crederla una strega (vedi figura
8, accanto a sinistra). Il fatto di sapere che Nocciola passerà
la vita tentando di convincere Pippo che lei è davvero
una strega, allevierà a Mefistofele i tormenti di un'eternità
in ghiacciaia.
Il finale, che vede il diavolo sconfitto in entrambe le storie,
recupera anche la tradizione popolare del demonio beffato, così
come avveniva nelle rappresentazioni di piazza tardo-medievali.
Se, da una parte, l’idea di realizzare un ‘secondo
atto’ del "Paperus", puntato soprattutto sulle
gag, è nata dal bisogno di recuperare ambienti, personaggi
e situazioni particolarmente felici (14),
dall’altra rende il "Paperus" un insieme unico,
costituito da due storie, che possiamo considerare esemplificativo
del mondo Disney secondo Bottaro. Vi compaiono, infatti, molte
delle 'categorie' che gli sono care: dall’interesse per
il medioevo e l’occulto, alla sfida Pippo-Nocciola, al
gusto per le deformazioni grafiche e coloristiche [continua].
di Dario Ambrosini (© 2003)
(n.b. tutto il materiale iconografico
- salvo dove diversamente indicato - è
)