Bottaro
è un maestro del fumetto comico
e popolare italiano. Un maestro del fumetto tout-court, la cui
opera ha raggiunto e divertito molte generazioni di lettori e,
senza alcun dubbio, suscitato numerose vocazioni soprattutto in
Italia e in Francia, i due paesi in cui i suoi lavori sono stati
maggiormente pubblicati (mi riferisco, per esempio, a Florence
Cestac, Charlie Schlingo e a molti altri). Un'opera la cui ampiezza
- si stima che siano 20.000 le sue tavole comparse in decine e
decine di pubblicazioni - e risonanza hanno ben poche somiglianze
nel mondo del fumetto. Si potrebbe forse tentare un parallelismo
con Osamu Tezuka, un altro grande e prolifico artista che si vide
assegnare il titolo di "Tesoro vivente" dal governo
giapponese. Oppure, per quanto riguarda gli americani, compararlo
a Gottfredson, Segar e sicuramente Barks, che è stato uno
dei suoi modelli ispiratori e con il quale, altro punto in comune
con Tezuka, ha sempre condiviso una passione con l'universo Disney.
D'altra parte Bottaro fa parte di quella schiera di autori italiani
che hanno realizzato per il pubblico europeo un numero sterminato
di storie di Paperino per la famosa testata italiana
"Topolino" (dal 1952 al 1983). Una collaborazione che
non ci fa dimenticare che Bottaro è, prima di tutto, un
autore completo che ha elaborato un opera tanto originale quanto
bizzarra. Un "Maestro" (in italiano nell'originale,
n.d.t.), come lo soprannomineranno in Italia, sua terra natale,
un termine che in Francia si attribuisce solo a un grande direttore
d'orchestra, diventato maestro nella sua arte e così bravo
da essere fonte di ispirazione e imitazione per molti altri autori.
Quale altro vocabolo più appropriato avrebbe potuto caratterizzare
l'artista Luciano Bottaro? Certamente nessuno.
Del suo contributo alla storia del fumetto popolare, oggi straordinariamente
assente dal catalogo degli editori e dagli scaffali delle librerie,
si ricorderanno sicuramente le burlesche avventure di Pepito
- parodie delle saghe dei pirati che sanciranno la fama di Bottaro
fin dal 1951 -, in cui una cricca di strampalati corsari si ingegna
a sbeffeggiare un satrapo da operetta, Hernandez de la Banane,
governatore di Las Ananas. Si
ricorderà, inoltre, la serie di Whisky e Gogò,
spaghetti-western creato nel 1960, il cui tormentone è
costituito dal sodalizio di un trapper bisognoso e un orso, per
così dire, epicureo. Impossibile dimenticarsi anche della
serie del Re di Picche - i cui protagonisti sono
carte da gioco - che conferma ancora di più il nostro autore
come un artista dotato di grande... "maestria" (in italiano
nell'originale, n.d.t.); o dei Postorici, che
ricordano le avvenure degli Antenati, o ancora
i funghi umanizzati di Pon Pon, serie nata nel
1955 che Bottaro porterà avanti praticamente fino alla
sua morte.
Di questi personaggi, di questo originale talento, di questo inestimabile
apporto alla storia della Nona Arte, si parla in maniera esauriente
nelle pagine che seguono e che compongono la prima monografia
in lingua francese dedicata a Luciano Bottaro, scomparso nel novembre
2006. Questa monografia è associata alla mostra che ripercorre
i periodi chiave dell'opera del "Maestro di Rapallo"
che gli consacra la Cité Internationale de la Bande
Dessinée et de l'Image.
È il minimo omaggio che questo paese, che egli considerava
come la sua seconda patria, poteva rendergli. Si tratta di un
inizio, molto resta ancora da fare. Soprattutto rieditare l'essenziale
della sterminata produzione del "Maestro".
di Jean-Philippe Martin (© 2008)
introduzione al volume "Bottaro le Maestro...", a cura
di E. Blanchet e P.M. Jamet, Bananas (2008)
traduzione in italiano di Marco Della Croce
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