1
- Lo humour nel dopoguerra
Uno dei temi più utilizzati nel fumetto italiano e in quello
estero è, come dicono gli inglesi, lo humour. I fumetti
umoristici si consolidarono insieme a quelli d’avventura,
dopo la Seconda Guerra Mondiale. Puro caso? A me non sembra proprio.

Se si sono consolidati in quegli anni secondo me c’è
un motivo ben preciso e vorrei cercare di spiegarlo. In quel periodo
la gente aveva vissuto la strage e i drammi del conflitto planetario,
che procurò più di cinquanta milioni di perdite
umane. Per rendere l’idea del massacro bisognerebbe immaginare
la distruzione di tutta l’odierna popolazione italiana.
Le persone erano quindi reduci da un trauma durato anni. Nei loro
occhi c’era ancora la paura di una prossima possibile guerra;
molti si suicidarono anche dopo diversi anni a causa dei molti
brutti ricordi e delle tragiche situazioni vissute, che spesso
riaffioravano nelle loro menti.

Ricordi
che purtroppo non andavano distrutti con il tempo, perché
l’uomo che ha vissuto non dimentica. Molti smisero di contare
sull’aiuto di dio, perché credevano che se fosse
esistito veramente quella tragedia non sarebbe mai potuta accadere.
E' il caso di Primo Levi che, dopo aver vissuto nei lager, diventò
ateo, e con lui molte persone. In sostanza molte persone dopo
quel trauma non avevano certo più la forza di ridere. Sul
lato dei fumetti, se fu naturale che durante il conflitto nascessero
i supereroi, quasi per illudere le persone che ci fosse qualcuno
che le difendesse (alla fine degli anni Trenta nacquero infatti
Superman e Batman (figura 1 a sinistra), quindi Mandrake (figura
2 a destra), Flash Gordon, l’Uomo Mascherato, Tarzan), si
capisce bene che subito dopo la gente aveva bisogno di qualcuno
che le facesse dimenticare i tristi momenti passati: in altre
parole bisognava tornare a farle ridere.
2 - I vari
tipi del fumetto umoristico
Ci sono vari tipi di fumetto umoristico: quello voluto, cioè
creato unicamente per far ridere le persone (come l’uomo
che inciampa su una buccia di banana), quello con un sottofondo
drammatico, o con una morale, e, per finire, quello satirico che
oltre a far ridere serve per raggirare le persone, soprattutto
i politici, che spesso descrivono la realtà in chiave comica.
Fumetti che, durante il fascismo, venivano censurati.

Nel
1946 sette disegnatori nordamericani, presieduti da Rube Goldberg,
crearono la National Cartoonist Society, quindi emerse, negli
anni Cinquanta, il talento di Charles Schulz, l’autore dei
Peanuts. Con tutto il rispetto che ho per i supereroi come Flash
Gordon, Superman e via dicendo, penso che il buon vecchio Charlie
Brown (a sinistra) ci abbia fatto sognare molto di più;
un bambino con la faccia rotonda che per cinquant'anni ha dovuto
caricarsi sulle spalle l'odio di tutte le persone che gli stavano
vicine, con la certezza che nessuno lo ami, ma che in fondo al
suo cuore avrebbe voluto tanto assomigliare un poco a uno di loro.
Altro che superoi! Super Charlie Brown, semmai! Il mondo dei supereroi
è un mondo troppo lontano dalla realtà, pieno di
lotte forsennate, utopie irrealizzabili, belle donne, mostri e
chimere. Secondo me non ci si puo’ trovare un’identificazione
reale. Io credo invece che un bravo fumettista debba riuscire
a far immedesimare il lettore con un personaggio del proprio pantheon,
non importa l'età, non importa il sesso, ciò che
conta e' invece il significato che c'è dietro la matita
dell'autore.

I
fumetti non devono essere considerati una frivolezza adatta solo
per il lettore candido, ma devono essere concepiti come una forma
di letteratura, la letteratura illustrata.
Vorrei citarvi cio’ che pensano alcuni grandi della letteratura
contemporanea riguardo i Peanuts (naturalmente io posso solo condividere):
'Noi amiamo incondizionatamente, fervidamente, ferocemente, intollerabilmente
Charlie M. Schultz e non permettiamo che sia discusso, chiunque
affermi il contrario o è un malvagio o è un illetterato'
(Umberto Eco, nella foto a destra). 'Ho scoperto che i fumetti
di Charlie Brown sono assolutamente realistici. È avvenuta
addirittura un’identificazione: Charlie Brown sono io' (Oreste
del Buono).
Ora che Schultz è morto ci toccherà diventare adulti
e come disse Luca Dini, un giornalista che stimo molto e che lavora
al settimanale "Oggi": 'E noi continueremo a sorridere
e a soffrire un pò'. Sempre negli anni Cinquanta Jules
Feiffer crea il fustigatore dei costumi soprattutto nordamericani.
La malinconia di Schultz e il pessimismo di Feiffer su temi complessi,
come quelli della comunicabilità, del senso di inferiorità,
del desiderio di far parte di un gruppo, hanno aperto un nuovo
capitolo nella storia dei comics.
Ora passiamo alla descrizione del fumetto satirico che è
una parte del fumetto umorismo. Navigando in internet mi sono
soffermato su alcuni siti di fumetti che riportavano articoli,
alcuni dei quali volevano essere umoristici, ma erano, in alcuni
passi, assolutamente raccapriccianti, sia per il cattivo gusto
che per la faziosità. Uno era 'dedicato' agli incidenti
tra i tifosi del Milan e quelli della Dinamo Zagabria contenente
un riferimento alle foibe comuniste jugoslave. Veramente disgustoso!
Un altro tentava di far passare D'Alema come un gerarca comunista
e Berlusconi come una vittima del sistema! Certamente sarò
anche influenzato dalle mie convinzioni politiche, ma ritengo
che questa non sia satira: per me la satira deve mettere in luce
le magagne di tutta la classe politica, destra e sinistra, come
facevano quelli di "Avanzi" (voglio ricordarvi le fantastiche
imitazioni di Prodi, D'Alema e Bertinotti), e non fare campagna
elettorale.
3 - il fumetto
umoristico di casa nostra
Tornando al fumetto umoristico vorrei concludere con quello di
casa nostra, di cui due grandi esponenti sono senz'altro Bonvi
e Silver. Il primo è l'autore di Cattivik, personaggio
sporco e ripugnante che è un ladro molto sfortunato, mentre
il secondo è il creatore del mitico Lupo Alberto e di tutta
la fattoria McKenzie. Silver racconta: 'Per far nascere le mie
storie ho sempre bisogno di una certa serenità. Un’idea
carina non puo’ nascere nella sala d’attesa del dentista.
Mi aiuta moltissimo svegliarmi prima di tutti, quando in casa
regna la pace'.

Tra gli autori disneyani, infine, molti sono degni di nota. Iniziamo
da Luciano Bottaro (sia chiaro non è un caso), che in molte
storie collaborò con Carlo Chendi, un duo dalla straordinaria
vis-comica: penso, per esempio, alle prime storie, tipo "Paperino
il paladino", dove con lui si inventa un linguaggio di italiano
maccheronico divertentissimo.
Un altro è Romano Scarpa, autore completo. Nella storia
"Topolino e Bip Bip alle sorgenti mongole", la visita
dei nostri amici dall'antiquario è una magistrale pagina
satirica. L'autore veneziano ha in antipatia i millantatori, i
truffatori, chi 'la fa' troppo facile'. Anche gli artisti moderni
sono spesso sospetti. Figuriamoci gli antiquari di un certo tipo,
con i loro oggetti di dubbia provenienza. E Atomino dà
il proprio contributo impiegando il suo flusso di mesonico su
un vaso cinese della dinastia Ming risalente alla bellezza di
1271 anni!
Poi c’è Silvia Ziche anch’essa maestra di umorismo:
i disegni che fa dei paperi e dei topi sono molto divertenti,
basta vedere le loro espressioni.
Quindi Guido Martina, autore prolifico e poliedrico, che ha scritto
storie impegnate (come "L’inferno di Topolino")
e racconti divertenti: in entrambe le situazioni utilizza il suo
umorismo tagliente.
Per finire Enrico Faccini che spesso ci sforna le catastrofiche
e divertenti storie con Paperoga e Paperino. A mio parere la sua
storia più divertente è una in cui il papero vestito
alla marinara viene assunto come segretario e il suo collega vicino
a lui continua disturbarlo dicendo 'Ktinn, Ktann'. Farà
saltare la pazienza a Paperino!
di Simone Pavesi (© 2001)