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dieci domande a francesco artibani
 
 
Come sei diventato sceneggiatore?
Partendo dai cartoni animati. A 18 anni, dopo cinque anni di studio, sono uscito dall’Istituto di Stato per la Cinematografia e Televisione con il mio bel diploma di Tecnico del cinema d’Animazione, iniziando subito a lavorare in alcuni studi romani. Lavorando agli storyboard è nata una passione per la narrazione per immagini che presto è diventata curiosità per la sceneggiatura a fumetti. lupo alberto - copyright Silver/MckIn quel periodo lavoravo nello studio di Vito Lo Russo e Silver, il papà di Lupo Alberto, stava cercando disegnatori per la sua rivista. Io realizzai alcune tavole di prova, scrivendo anche i testi di una storia breve. I disegni non andavano bene, ma la sceneggiatura sì…

Come trovi questo lavoro?
Anche se straordinariamente superfluo, è un mestiere meraviglioso.

Disney o Mck?
E’ evidente che la mia preferenza va ad entrambi, e non lo dico per una questione puramente diplomatica. Sono due mondi diversissimi e ricchissimi che offrono ai loro autori delle possibilità narrative che difficilmente è possibile trovare altrove.

Per realizzare alcune tue sceneggiature hai collaborato con molti autori come Arena, Bottero, Caroti, Faraci… ma con quale ti sei trovato meglio?
Lello Arena, senza nessun dubbio. Lello, oltre ad essere un ottimo autore è anche uno straordinario amico; lavorare accanto a lui è una continua occasione di apprendimento e miglioramento.

Con quale disegnatore ti sei trovato meglio, e quale preferisci?
L’elenco è lungo! Per Lupo Alberto c’è un feeling particolare con Bruno Cannucciari, mentre per le storie Disney la mia stima e ammirazione assoluta vanno ad Alessandro Barbucci e Barbara Canepa, Silvio Camboni, Corrado Mastantuono, Giorgio Cavazzano, Silvia Ziche, Massimo De Vita e Donald Soffritti.

uno storyboard di Francesco Artibani - copyright Walt Disney/Francesco ArtibaniFuori dal lavoro ti interessi dei fumetti? Quali leggi più volentieri?
Leggo veramente di tutto. Amo molto l’umorismo francobelga e l’avventura bonelliana classica (sono un texiano praticante dall’età di dieci anni), ma mi diverto con Preacher e pratico il culto di Bone, il capolavoro di Jeff Smith.

Oltre ai comics quali sono le tue passioni?
Libri e cinema sono il mio passatempo preferito, ma da quando è arrivata mia figlia è lei il mio hobby numero uno (nonché impegno a tempo pieno).

Sei un tipo come De Vita che non si trova mai perché viaggia spesso e si porta il lavoro in viaggio, o sei più tranquillo e meno dinamico?
Credo di essere un tipo tranquillo; in ogni caso, grazie ai moderni portatili, il lavoro in viaggio purtroppo me lo porto anch’io, spesso e malvolentieri.

Il tuo maestro di vita?
Beh, quella di "maestro di vita" è una definizione impegnativa. Non saprei indicartene uno, ma sicuramente ci sono alcune persone alle quali professionalmente devo tanto. Niso Ramponi, il mio insegnante di animazione, è la prima di queste.

A quale storia sei più legato?
E’ dura sceglierne una sola! Ricordo con affetto la primissima storia scritta dieci anni fa per Lupo Alberto, "Il galateo di Monsignor La Talpa", disegnata da Bruno Cannucciari. Per la Disney ho amato molto "Miseria e Nobiltà", versione topolinesca del classico di Scarpetta, disegnata splendidamente da Giorgio Cavazzano e scritta in coppia con Lello Arena, ma sono affezionato anche a "Carpe diem", per "PK", e al primo numero di "Witch" ("Halloween") due storie magicamente disegnate Alessandro Barbucci (il più bravo, in assoluto). Ma la storia che preferisco in assoluto è sempre la prossima.

di Simone Pavesi (© 2001-2003)
 
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