È
solo un assaggio, ma già si può notare la destrezza
di Martina nel mescolare poesia e umorismo, la ricerca della rima,
mai banale, è raro infatti l’uso delle rime tronche
che personalmente non amo. Ma parlando più nello specifico
della storia, la prima grande parodia Disney, presenta già
tutte le cartteristiche del Martina che verrà: le "monellerie"
che distinguono alcuni personaggi (Topolino che rifiuta di togliere
i biglietti da diecimila che infiammano tanto l’ex cassiere
Squick. I bambini che si vendicano della loro insegnante di matematica
menandola, prendendola a martellate…).

Le
situazioni comiche e surreali che vivono i protagonisti, (in un
certo senso). La critica al sistema scolastico ( i professori
tra i dannati!), il ritmo cinematografico, la satira sociale…
Guido Martina anticipa Marcello Toninelli, autore di una Divina
commedia a fumetti in chiave umoristica, ma per il "Giornalino".
Anche con l'artista toscano (che spesso usa solo il nome di battesimo
per firmare la parodia delle tre cantiche) si ride, ma è
una storia più moderna e fin troppo fedele al testo originale.
Non è certo un limite, s’intende. Dal canto mio,
per prepararmi a una interrogazione scolastica sul Purgatorio,
ho ripassato sulle sue vignette!
Ma continuando a scrivere sui primi anni di Martina in Mondadori,
è fondamentale sapere che per anni fu il solo sceneggiatore
disneyano italiano, e che curò molte rubriche come "Le
confidenze di Gambadilegno", una delle più simpatiche
e pedagogiche. Ogni settimana veniva proposta una pagina di diario
del nemico preferito di Topolino, dove il lettore poteva apprendere
molte notizie e curiosità (sapevate che il rhea sudamericano
non ha la coda?).
Un'altra rubrica che si può trovare dal primo numero di
Topolino, e curata da Martina, è" Io so quasi tutto.
Pippo risponde alle domande dei suoi lettori" (compito che
qualche anno dopo spetterà a Mike Bongiorno!). Il professore
si serve raramente delle lettere che arrivano in redazione. Non
sono molte in effetti e la maggior parte non pongono quesiti di
interesse generale. Il più delle volte si inventava le
domande attribuendole ai lettori che avevano scritto.
Guido Martina era un autore attivissimo: nel 1949 dava vita a
"Pecos Bill", famoso eroe del fumetto western italiano
e tre anni più tardi al meno popolare "Oklahoma".
Collaborava anche con altri fumetti come "Tiramolla"
e "Cucciolo" e con il celebre "Marc’Aurelio
e il Bertoldo", entrambe riviste satiriche (ha scritto inoltre
qualche cineromanzo per il "Vittorioso").
Però il suo nome è da associare immediatamente a
"Topoli

no".
Non bisogna infatti dimenticare che è stato il più
prolifico sceneggiatore disneyano. Oltre mille storie! Va ricordato
che scrisse anche diversi romanzi e racconti per ragazzi ("Tramonto
ad Est", "La storia del nostro amico Satellite")
aggiudicandosi nel 1957 il premio Bancarellino.
Sul numero 222 del 10 novembre 1959, Martina pubblica un altro
suo capolavoro, "Paperino e la scuola degli enigmi",
disegnata da Giulio Chierchini. Il lettore capisce che la storia
non può essere ambientata ai giorni d’oggi, come
si legge nelle note di Leonardo Gori e Massimo Marconi sul volume
in edizione limitata di "Top1959". La scuola dei nipotini
non è speciale: nel 1959, in Italia, l’anno scolastico
cominciava proprio ai primi di ottobre. La didascalia che apre
la storia infatti informa il lettore che le vicende sono ambientate
nei primi giorni di ottobre e Qui, Quo,Qua sono ancora in vacanza.
Ma non è tutto, osservano ancora Gori e Marconi.
Nel 1959 le punizioni corporali sono ancora all’ordine del
giorno, ma già qualche anno dopo un comportamento simile
sarebbe stato inammissibile. Qui i tre nipotini "assaggiano
le nespole", ovvero le bastonate di Paperino. Per il resto
la storia propone una sfida di indovinelli tra Qui, Quo, Qua e
Paperino. Indovinelli, o enigmi, molto simpatici e spiritosi che
servono, da entrambe le parti, per dar sfogo alle "monellerie"
dei personaggi. (Paperino promette che comprerà un gelato
per uno. E ci tiene a specificare che ne prenderà uno per
uno. Ne compra però solo uno per sé. E non ha ingannato
i nipoti, nella sua ottica, perché uno per uno in matematica
fa uno! E questa è forse la più innocua!). L’umorismo
più tagliente di Martina è messo in mostra proprio
con questa avventura. Ci sono inoltre molti strafalcioni linguistici
voluti dall’autore. I tre nipotini non sanno scrivere correttamente
parole come "segreto".
Guido Martina era sposato con Renata Rizzo, anch'ella sceneggiatrice
di fumetti: ben 36 storie disneyane sono state attribuite a lei
dal compianto Franco Fossati. Nell’elenco Inducks portano
invece la firma del marito.
Tra queste" Il doppio mistero di Slim Magretto e la casa
degli svedesi" del 1967 e pubblicata sui numeri 602 e 603.
Ed è una storia che da piccolo mi piacque molto, la lessi
per la prima volta su un Grande Classico che poi persi. Un divertente
giallo diviso in capitoli, con personaggi bizzarri, tipici in
Martina

(l’investigatore
francese che ricorda l’ispettore Clouseau con l’immancabile
pipa e il suo cane poliziotto travestito da cervo per non dare
nell’occhio! Il gangster svedese che continua a ripetere:
"Poco ma sicuro"…), colpi di scena, gag, equivoci,
come i fiammiferi svedesi lasciati cadere per sbaglio da Giorgio
e che insospettiscono Paperino e i nipoti tanto da convincerli
che Giorgio sia legato alla malavita. Romano Scarpa, che è
il disegnatore di questa storia, in una intervista descrive il
fumetto in questi termini: " Io non potrei definirlo in altra
maniera che un delizioso modo di svagarsi, di evadere dalle incombenze,
per uno che lo legge, naturalmente...". Questa definizione
calza a pennello con questa storia, e senza dubbio, Scarpa sarebbe
d’accordo con me.
Due anni dopo, nei numeri 706-707 del 1969, Martina e Elisa Penna
scrivono "Paperinik e il diabolico vendicatore", e nasce
l’eroe paperopolese, alter-ego di Paperino. La k finale
era un classico dei fumetti di quel periodo: Diabolik, Satanik,
Kriminal. In televisione Johnny Dorelli interpreta Dorellik. Altri
eroi di Martina: Paperinika, Topolino Kid e Pippo Sei-Colpi. Paperinik
rappresenta il riscatto dello sfortunato Paperino, personaggio
che ha incontrato un successo di pubblico tale da dedicare al
paladino di Paperopoli un fumetto con le sue avventure.
Non si può non menzionare infine la "Storia e gloria
della dinastia dei paperi", la prima storia kolossal italiana,
apparsa su "Topolino" degli anni settanta, in otto puntate,
dal numero 749 al 756, e disegnata ancora da Scarpa (la prima,
la quarta, la sesta, la settima e l’ottava puntata) e da
GiBi Carpi ( la seconda, la terza e la quinta puntata). Narra,
in contrasto con l’albero genealogico di Barks, le vicende
della famiglia dei paperi dall’antico egitto all’epoca
della corsa all’oro nel Klondike.
Dopo questa storia, di indubbio valore artistico, molti sceneggiatori
continueranno a scrivere degli avi paperopolosi, magari tramite
le lezioni storiche di Pico.
ALCUNE STORIE MEMORABILI (a parte quelle già citate), sono
"Paperiade" (con disegni di Luciano Bottaro), "Paperino
e l’oro di Reno, ovvero l’anello dei nani lunghi"
(Pier Luigi De Vita, "Paperopoli liberata" (Giovan Battista
Carpi), "Paperino e il revival dell’indipendenza"
(ancora Carpi).
Ho amato moltissimo le storie di Guido Martina, il mio sceneggiatore
disney preferito. In internet, purtroppo, non ho trovato siti
sul grande maestro. A parte una brevissima biografia, in rete
non ci sono altre notizie e curiosità sul professore.
Ecco il motivo che mi ha spinto a scrivere queste righe di introduzione
all’opera del grandissimo autore disneyano che si spense
il 6 maggio del 1991, e che si dedicò, negli ultimi anni
della sua vita, al progetto di una "Storia d’Italia".
di Simone Pavesi (© 2006)