Graphiquement parlant, si j’ai dessiné plus tard des personnages à gros nez c’est parce que j’ai été très influencée par Bottaro. (Florence Cestac da Schnock n° 58 -2026)

Schnock, parola francese che si potrebbe tradurre con “fuori moda”, è il nome di una rivista d’Oltralpe nata per riscoprire opere e personaggi del passato, talvolta dimenticati, e restituirli alla memoria collettiva. In quest’ottica, il giornalista Vincent Brunner ha dedicato un ampio dossier a Pepito, il personaggio che ha accompagnato la sua infanzia, soffermandosi in particolare sull’assurda vicenda giudiziaria che ha visto contrapposti Luciano Bottaro e la multinazionale Danone.

Bisogna fare un passo indietro agli anni Sessanta, quando in Francia la Lu – poi confluita in Belin e infine in Danone – lanciò sul mercato un biscotto al cioccolato chiamato Pepito. Sulla confezione compariva un bambino con sombrero messicano, ma con tratti che richiamavano chiaramente il celebre pirata creato da Bottaro. Una complessa storia di diritti d’autore, gestita dalla Sagédition all’insaputa dell’autore, sarebbe riaffiorata quarant’anni dopo, quando il Pepito di Bottaro avrebbe potuto diventare un cartone animato, progetto poi bloccato proprio dall’opposizione di Danone.

Nel numero 58 di Schnock (in vendita qui), Brunner ricostruisce nei dettagli questa vicenda, che ha segnato gli ultimi anni della vita di Bottaro, inserendola in un più ampio ritratto del personaggio di Pepito e del suo autore. Il dossier raccoglie anche le testimonianze di Annabella Bottaro, figlia dell’autore, della fumettista francese Florence Cestac, che riconosce l’influenza dell’opera di Bottaro sul proprio lavoro, e di Jean-Louis Gauthey, fondatore della casa editrice Cornélius, cui si deve il merito di aver riportato in libreria le avventure di Pepito in tre pregevoli volumi.