Rebo

L’inizio degli Anni Sessanta rimarrà nella storia come il momento dei primi voli umani nello spazio. Niente di strano quindi che in quel 1960, a cavallo tra gli Sputnik, Laika e la leggendaria avventura di Yuri Gagarin, un autore attento alle vicende umane, sia passate che strettamente attuali, proponga un episodio che ha proprio nelle immensità siderali il suo teatro. Luciano Bottaro ripesca infatti dal suo bagaglio culturale un serial che ha fatto la storia del fumetto italiano e lo osserva attraverso la lente di un humour bonario, ma graffiante, mettendo in opera (coadiuvato dallo sceneggiatore Carlo Chendi) un’autentica gemma della saga disneyana. Stiamo naturalmente parlando di “Saturno contro la Terra” (1936-1946), contraltare mondadoriano al Flash Gordon del grande Alex Raymond, pubblicato prima dalla Nerbini sull’Avventuroso e, in seguito, su Topolino Giornale.

Nata dalla fantasia di Cesare Zavattini, al tempo già affermato sceneggiatore cinematografico, la storia viene realizzata grazie anche ai testi di Federico Pedrocchi e alle matite di Giovanni Scolari che, pur in pieno conflitto mondiale, ne garantiranno la pubblicazione fino al 1946. Protagonista assoluto, in un’epoca in cui la scienza e la tecnologia la fanno da padrone, è il terribile Rebo: spietato dittatore di Saturno, reso graficamente con una rappresentazione inquietante (quasi una fisiognomica incarnazione del male), decide di muovere guerra al nostro pianeta, aiutato dal rinnegato terrestre professor Leducq; per sua sfortuna troverà sulla sua strada due eroici scienziati, il Professor Marcus e il suo assistente Ciro che frustreranno i suoi malsani progetti di espansione interplanetaria.

il Rebo di Zavattini, Pedrocchi e Scolari


il Rebo di Zavattini,
iPedrocchi e Scolari

Il ricordo e la suggestione di questa serie devono essere stati veramente potenti, se quattordici anni dopo Bottaro, nel frattempo già affermato professionista, decide di recuperare il dispotico alieno per reinterpretarlo e rimodellarlo secondo la sua personale visione, calandolo nientemeno nell’universo disneyano! Una scelta che affonda le sue radici anche in altre ragioni. Bisogna infatti fare mente locale sul periodo in cui (siamo negli anni che precedono la seconda guerra mondiale) si trova a vivere il giovane rapallese: è un’epoca, questa, che, tra varie contraddizioni e pericolose spinte ideologiche, è anche caratterizzata da un progresso tecnologico sempre più veloce ed esasperato. Grande popolarità, di conseguenza, hanno film e libri che parlano del futuro, di mondi lontani, di macchine del tempo, di astronavi e di marziani; centinaia e centinaia di universi fantastici che consentono, tra l’altro, di prevedere ed esorcizzare le trasformazioni politiche e sociali che un rapidissimo sviluppo scientifico può innescare in ogni società.

la copertina di Saturno contro la Terra


la copertina di Saturno contro la Terra

Accanto ai padri della narrativa fantastica moderna, come Lewis Carrol, Jules Verne ed H.G. Wells, tanto per citare qualche nome significativo, Bottaro, da sempre appassionato di cinema e vorace lettore, fa dunque la sua conoscenza con opere cinematografiche, romanzi, fumetti e racconti di science-fiction. Il Rebo di “Paperino e il Razzo Interplanetario” (Topolino 230-232, 1960) è ovviamente lontano anni-luce (per rimanere in tema) dal suo modello ispiratore, sia sul piano caratteriale che su quello grafico. Anch’egli dittatore del pianeta con gli anelli, è di indole decisamente meno sinistra dell’omologo, risultando un tiranno da operetta con due soli sudditi elevati al rango improbabile di Generali.

La storia comincia sulla Terra, dove Paperon de’ Paperoni, per sfuggire ai Bassotti, decide di portare tutto il suo patrimonio sulla Luna a bordo di un avveneristico razzo progettato da Archimede; compagni di viaggio lo stesso inventore, Qui Quo e Qua e l’ignaro Paperino che, dovendo alleggerire il missile, la cui rotta è stata deviata verso Giove a causa di un imprevisto, viene scaricato su un asteroide. Mentre il vecchio plutocrate, giunto alla nuova destinazione, ha la sgradita sorpresa di accorgersi che i buffi autoctoni si nutrono d’oro, il nipote, dopo diverse disavventure, riesce anch’egli a capitare su Giove, dove verrà rinchiuso in una gabbia dello zoo locale.

la prima tavola di Paperino e il razzo interplanetario


la prima tavola di
Paperino e il razzo interplanetario

Ma le avventure dei nostri eroi passano rapidamente in secondo piano, dal momento che una grande minaccia sta per concretizzarsi contro i simpatici gioviali ad opera del terribile Rebo, signore assoluto di un Saturno la cui popolazione, dopo milioni di anni di guerre estenuanti, si è ridotta a soli tre individui: Rebo stesso e i suoi due generali. Orbene, allo scopo di assicurarsi la migliore mente della galassia affinché inventi un invincibile robot che serva a sbaragliare definitivamente gli odiati nemici e a invaderne il pianeta, il dittatore alieno fa rapire Paperino, scambiandolo per Archimede. Su Saturno lo sfortunato papero, non rendendosi conto della situazione, elabora un automa a sua immagine e somiglianza, apparentemente rispondente a tutti i requisiti richiesti dal crudele despota, ma, nei fatti, inefficace e malfunzionante. Si arriva così allo scontro finale, in cui l’armata di Saturno, fidandosi del simulacro bellico del giovane papero riprodotto in milioni di copie, andrà incontro a un’inevitabile sconfitta. Giove è salvo e Paperino è proclamato eroe universale!

Il rapporto tra Rebo e il papero vestito alla marinara, erroneamente ritenuto un genio, è a tratti reverenziale, e costantemente regolato da un bisogno quasi infantile di veder confermato nel suo prigioniero la propria opinione sulla presunta maestria di quest’ultimo. Proprio come un bimbo, il despota fraintende gli errori di Paperino, li giustifica e li interpreta, rifiutando ostinatamente di aprire gli occhi sulla realtà. Forse in ogni dittatore c’è una vena di infantilismo, ma nel saturniano di Bottaro questo aspetto prevale sugli altri meno gradevoli (Rebo aveva in precedenza giustiziato un robot pacifista e, quando finalmente si rende conto del suo errore di valutazione, si produce in minacce terribili all’indirizzo di Paperino), conferendo al villain un’illogica simpatia. L’esilarante sequenza del test dell’automa costruito dal papero è il momento culminante di questo stato di cose: il lettore non può evitare di solidarizzare con Rebo nelle tremende prove cui è sottoposto, quasi come un predecessore umoristico del Terminator odierno. Il racconto è interamente attraversato da una straordinaria vis polemica, violenta e ironica accusa contro le derive antidemocratiche del potere e contro l’ottusità della retorica militare. Rebo, efficacissima figura allegorica, rivela, con i suoi comportamenti, l’inevitabile stupidità di ogni dittatura.

la prima tavola del sequel


la prima tavola del sequel

Da un punto di vista del disegno, pur non avendo raggiunto ancora la completa maturità artistica, Luciano Bottaro mostra di essere comunque molto ispirato. Il Maestro alterna infatti elementi stilistici tratti dall’opera di Carl Barks e, soprattutto, di Floyd Gottfredson, a soluzioni assolutamente personali: tanto per cominciare, per descrivere l’accelerazione che subisce Paperino dopo la partenza del razzo, si diverte ad alterarne profondamente la struttura, quasi un’anticipazione delle sue celebri trasformazioni grafiche che compariranno con frequenza maggiore in storie successive e che costituiranno una specie di marchio di fabbrica. Quindi sfoga la sua fantasia disegnando improbabili creature, come i mostriciattoli proboscidati (il Bonodonte), e psichedeliche ambientazioni, come la foresta di funghi giganti la tempesta magnetica dalle spire animate, quest’ultima non presente in sceneggiatura, ma realizzata in preda a un vero e proprio raptus artistico.

Negli anni immediatamente successivi, Bottaro scrive di getto altri due soggetti con Rebo protagonista che però, per una serie di cause, non diventeranno mai storie compiute. Molto tempo dovrà ancora passare prima che il Maestro decida di ripresentare al pubblico disneyano lo scellerato dittatore di Saturno; bisognerà infatti aspettare gli anni Novanta per leggere i sequel “Paperino e il ritorno di Rebo” (Topolino 2049, 1995), “Alla ricerca del Papero virtuale” (Topolino 2085, 1995) e “Paperino e l’invasione di Giove” (Topolino 2175, 1997). Storie, queste, che riprendono fin dal primo episodio il gusto per la comicità surreale e, soprattutto, per il virtuosismo grafico, permettendo ad una nuova generazione di lettori una piacevole reimmersione nelle atmosfere del “Razzo Interplanetario”.

La capacità tutta bottariana di interpretare l’ambientazione con un metro peculiare, per mezzo di splendide deformazioni delle proporzioni e delle prospettive, si sposa felicemente con le possibilità offerte dalla realtà nuova di zecca offerta dal computer, quella virtuale: i risultati sono tutti da godere.

(n.b. tutto il materiale iconografico è )

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